SEE YOU IN CHECHNYA di Alexander Kvatashidze

 

See you in Chechnya  è un bellissimo viaggio intimista attraverso la guerra. La guerra che non lascia più chi la vive in prima linea.

 

Presentato alla ultima edizione del Locarno Film Festival e del Trieste Film Festival, See you in Chechnya è una raccolta di memorie, il ritratto di sette reporter di guerra che incrociano brevemente la vita di Alex, il protagonista, insinuando nella sua mente un interrogativo che non andrò mai più via:

 

“Perché vai in guerra se non devi?”

Tu, giornalista, fotografo, reporter, documentarista, testimone per noi di orrori che traduci in immagini, racconti, interviste, memorie. Perché vai in guerra se non devi?

 

Françoise, Raisa, Antonio, Renzo, Brice, Giorgio, ognuno di loro ha ragioni diverse per essere lì, in guerra, a raccontare la morte e a fare i conti ogni istante con la propria.

Ambizioni, ideali, noia, curiosità, amore per il rischio. Ma tutti l’hanno scelta la guerra, e per tutti le conseguenze sono dolorose.

 

Georgia 1999. Alex ha ventidue anni quando per caso incontra la guerra e ne resta affascinato. La passione per la fotografia lo avvicina a Françoise, una giornalista di guerra di Parigi in partenza per la Cecenia. Fino a quel momento, la Cecenia con la sua guerra Alex l’aveva guardata da lontano, come tutti i georgiani tenuti a distanza di sicurezza dalle imponenti cime del Grande Caucaso.

 

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Nel 1999 scoppia la seconda guerra cecena (1999-2000), dopo che la prima (1994-1996) si è chiusa con l’infamante sconfitta delle forze russe per mano degli irregolari. L’impotenza dell’ex superpotenza è messa a nudo dinanzi al mondo intero. Anche quella della Cecenia, tuttavia, che finisce ben presto sbranata dagli appetiti dei gruppi islamisti, dei nazionalisti e, non in ultimo, della famigerata mafia locale.

 

A scatenare il secondo atto del conflitto l’invasione delle truppe di Grozny del Dagestan, probabilmente per aiutare il vicino alleato nelle sua causa indipendentista. A Mosca è appena stato nominato Primo Ministro un ex funzionario del KBG, un anonimo Vladimir Putin. È lui a decidere che Mosca ne ha abbastanza del separatismo caucasico e dei suoi mujaheddin. In poche settimane lancia una operazione anti terrorismo contro i ribelli ceceni, oramai votati ai metodi dell’estremismo islamico wahabita diffusosi negli anni precedenti.

 

“La guerra a due passi da qui era molto diversa dalla televisione. La gente moriva accanto a me, ma io mi sentivo in qualche modo protetto dalla mia macchina fotografica […] 

La cosa peggiore erano i corpi dei bambini […] continuavo a fotografare mentre iniziavo a perdere il senso del tempo, le cose si mescolavano nella mia testa […] mi accorsi che non reagivo più al rumore della guerra, stava diventando routine …..” (Alex)

 

 

Françoise ed Alex tornano a Tbilisi, dove li attende la notizia del rapimento di Brice Fleutiaux, giornalista francese finito ostaggio dei separatisti. Per Françoise è il momento di tornare a Parigi.

 

La guerra fa pagare il prezzo a chi si occupa di lei.. Più tardi, dopo otto mesi di detenzione Brice Fleutiaux si uccide nella sua casa di famiglia. Ha trentadue anni.

 

“Niente sarà più come prima” aveva scritto.

 

 

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Con le spalle al muro in Cecenia, i separatisti portano la guerra in Russia.

Aerei, metropolitane, scuole, luoghi pubblici diventano bersagli di esplosioni indiscriminate, di suicide bomber (donne) in giro per le città. La nuova strategia del terrorismo islamico fa le prove generali prima di passare all’attacco dell’Occidente.

 

 

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“Memories from Chechnya are calling me back.”

 

Alex vuole tornare in Cecenia ma nessuna agenzia fotografica lo vuole, nessuno lo conosce. La guerra lo respinge mentre lo insegue.

 

Antonio Russo è un reporter di guerra. È a Tbilisi quando Alex lo conosce. Aspetta un visto di ingresso per Cecenia.

 

“Perché vai in guerra se non lo trovi romantico?”

“La guerra è il limes dell’essere umano, non c’è niente di romantico, è una brutta storia…” (Antonio Russo).

 

Già, una brutta storia. Il corpo di Antonio Russo viene ritrovato di lì a poco lungo il confine. Stava indagando su un traffico illegale di armi e di organi.

 

“La guerra ha lunghe mani.”

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Renzo Martens viene da Amsterdam, vuole diventare un artista, un video maker. Vuole farlo in Cecenia. Per lui le porte dell’inferno si aprono, mentre Alex è respinto al confine. Ancora una volta.

 

“Volevo essere uno di loro, un giornalista di guerra, ma non è accaduto.”

 

La vita ha altri piani per Alex. Un premio fotografico per una foto scattata in Cecenia con Françoise, quando tutto è cominciato… un riconoscimento inaspettato che gli apre le porte di una televisione georgiana, un programma investigativo.

 

“Non era come stare in guerra certo ma mi faceva sentire meno inutile.”

 

Dieci anni attraversano la sua vita. Un matrimonio, una famiglia.

 

“Perché vai in guerra se non devi?”

Questa domanda è ancora lì nella sua mente, in fremente dolorosa attesa di risposta. Come un discepolo in cerca del suo guru, Alex inizia il suo viaggio nella memoria, nelle immagini, nei volti che hanno segnato la sua esperienza in Cecenia e da cui non si è mai staccato come se la guerra continuasse a vivere dentro di lui.

 

 “Volevo sapere se la guerra li ha cambiati cosi come ha cambiato me” 

 

Decide di incontrarli tutti, Françoise, Giorgio, Nick, Raisa, persone che hanno lasciato una traccia indelebile nella sua vita e attraverso i quali è rimasto connesso alla guerra per molti anni, anche quando è finita e ognuno di loro è approdato su altri fronti, compreso quello della morte come Antonio e Bruce.

 

“Perché vai in guerra se non devi?”

 

Françoise, è lei la risposta alle sue inquietudini.

 

“È sparita dalla mia vita per molti anni […]  Ho una terribile confusione in me… non riesco a mettere la guerra in una scatola di ricordi.”

 

Francoise non è a Parigi ma a Ginevra a presentare un film sulla Cecenia insieme ad Anna Politkovskaja. Due anni dopo la giornalista russa sarà freddata da un sicario sull’uscio di casa. Françoise è gravemente malata di cancro.

 

 

“La guerra ha lunghe mani.”

 

Lunghe mani posate su Nick Dony, inglese, un tempo reporter di guerra. Alex lo incontra in Georgia in un piccolo villaggio. Per vivere si occupa di una fattoria.

 

“La guerra è la più grande avventura […] una volta qualcuno mi ha detto la guerra ha qualcosa di glamour, non puoi non sentirlo. Mi arrabbiai tanto nel sentire queste parole. La guerra è solo un brutto affare […]. Cosa mi ha spinto a continuare con questo mestiere? Mi piaceva. Ragion economiche. Tutto sommato era diventata una abitudine …. la guerra […]. Non ho più paura di niente, è una strana sensazione ma è così … non è bello non avere paura, è come se una parte di me fosse già morta”

 

Nick è un eroe a pezzi, ma la guerra è ancora dentro di lui, come un virus che non lo lascia più.

 

Raisa in realtà non ha scelto la guerra. La guerra è andata a trovarla a casa sua, in Cecenia, dove era una giornalista. Ha girato un documentario, il primo realizzato da un ceceno. È stata un rifugiato in Georgia, poi si è trasferita negli Stati Uniti, dove vive da due anni quando Alex la incontra. Lavora in un fast food, lontano dalla sua famiglia e dai suoi figli. Per lei la guerra in Cecenia è stata una liberazione, una salvezza, la via d’uscita dalla depressione in cui era caduta dopo un matrimonio combinato con un uomo sconosciuto e una famiglia non voluta.

 

Nell’agosto del 2008 la guerra da Alex. La scaramouche guerreggiata tra Russia e Georgia dura solo cinque giorni, sufficiente a ributtare Alex nei panni del reporter di guerra.

 

“Quando la guerra viene a casa tua è qualcosa di diverso – Non posso smettere di pensare a quelli che vanno in guerra …. se non devono.”

 

Come Giorgio Fornoni che in Georgia ha indagato sulla morte di Antonio Russo. Alex va a trovarlo a Bergamo, dove vive.

 

“In guerra non puoi barare, lì è tutto vero. Lì è la vita”

 

A chiudere il suo viaggio nel passato l’incontro con Renzo. È stato in Congo nel frattempo, è diventato un artista abbastanza famoso, come voleva.

 

“È iniziato tutto in Cecenia, ma è stato un bene che io ci sia andato da solo, la guerra è una one man adventure” (Renzo)

 

È passato tanto tempo da allora. Due guerre hanno ridotto la Cecenia in macerie. Secondo le Nazioni Unite Grozny, assediata e rasa al suolo dalle forze russe, nel 2003 era la città più distrutta al mondoAkhmad Kadyrov, che solo qualche anno prima aveva guidato la Jiahd contro i russi, trova più conveniente diventare un sodale di Putin. Dozzine di ex combattenti ribelli si trasformano filorussi e difensori del putinismo, gli altri passano dal terrorismo etnico nazionalista al fanatismo religioso dell’Islam radicale.

Nel 2003, la Cecenia con una nuova Costituzione e Ramzan Kadyrov (figlio di Akhmad), come presidente torna sotto il controllo di Mosca.

 

È passato tanto tempo per Alex. Quindici anni per voltare le spalle alla guerra.

 

“Sono stato fortunato a non andare troppo avanti … se vai in guerra la guerra torna a casa con te.”

 

Guarda il Trailer:

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