“Angela ho una grande idea. Se divento sindaco farò rivivere il villaggio con i rifugiati siriani, riapriremo la scuola, il cinema. È brava gente, li aiuteremo a ricominciare e loro aiuteranno noi..”

Una idea rivoluzionaria, non c’è che dire. È di Ivan Fransuzov, l’anziano mite dolce postino di The Good Postman, ultimo documentario di Tonislav Hristov presentato all’International Documentary Festival di Amsterdam, al One Word Human Rights Film Festival e per il pubblico italiano all’ultima edizione del Trieste Film Festival.

 

Ivan sta invecchiano. Da solo. A Great Dervent, un piccolo villaggio lungo il confine tra Bulgaria e Turchia, un microcosmo ibrido di Post-comunismo incompiuto.

 

È stanco Ivan di scrutare l’orizzonte con il suo binocolo, di spiare gambe in fuga, bambini smarriti, anziane donne impaurite dinanzi agli occhi inquisitori delle guardie di frontiera.

È stanco di denunciare quelle gambe in fuga alla polizia, di vedere ogni giorno tracce del loro passaggio, prove di miserabili vite come quelle degli iracheni accampatisi di ventura nella vecchia scuola del villaggio andata a fuoco perché si sa quando si marcia per ore all’agghiaccio e si trova un riparo ci si scalda come si può.

 

“Ho visto un clandestino, e poi cinque, sei bambini – avevano fame, gli ho dato pane e formaggio, poi è venuta la polizia e li ha portati via […] perché non li accogliamo?  Ci sono tante case vuote, possono vivere qui, avere bambini. Qui la gente muore e non nasce nessuno […] andavamo al cinema, la gente ballava …”

 

Angela, l’utopia di una grande giovane vecchia. Un voto certo per Ivan.

Le distopie appartengono ai più giovani, anche Halachev, il rivale politico di Ivan tanto giovane non lo è più. È disoccupato, Halachev, indigente e soprattutto nostalgico. Del comunismo quando “avevamo tutto, eravamo abituati a tre macchine parcheggiate davanti casa [..]”

Chi ha vissuto la tragedia non ha nessuna voglia della farsa. I volti solcati di rughe degli abitanti di Great Dervent la dicono lunga sulla “gloriosa” storia del socialismo reale e la sua infausta mitologia del benessere egualitario. La ricordano bene.

 

“Staremo tutti meglio con il comunismo. I non ho bisogno, ho bisogno di potere. Ci sarà lavoro per tutti, e ordine nel villaggio […] Compagni, se divento sindaco porterò internet in tutte le case come nella Russia di Putin. Votate numero 8, numero 8.”

Numero 15, Ivan, il mito dolce postino di Great Dervent. Nessun altoparlante per lui né dj set.

 

 

the good postman - trieste film festival

 

Porta a porta per Ivan, a casa della gente a raccontare la sua idea “perché se divento sindaco i siriani vivranno con noi, in armonia. Questa gente è importante per noi.”

 

38 voti in tutti, tanto sono i votanti di Great Dervent, piccolo villaggio fuori dal tempo, diventato all’improvviso la porta d’ingresso per l’Europa per migliaia di migranti illegali dopo che nel marzo 2016 la rotta balcanica, ossia l’impervio percorso che attraverso la Turchia ha portato frotte di disperati verso la Grecia e da lì in AustriaGermania e altri paesi dell’Europa del Nord, è stato sbarrata dall’accordo tra la Turchia di Erdogan e l’Unione europea.

 

La Bulgaria, la più lunga frontiera esterna dell’Unione europea, è diventata per migliaia di clandestini disperati la via alternativa alla molto più pericolose (e costose) traversate notturne dell’Egeo. La Bulgaria condivide 270 chilometri di confine con la Turchia, la metà dei quali fino allo scorso anno non erano recintati.

 

balkan route - Geomovies- The Good Postman

 

IracheniSirianiAfganiPachistani, a migliaia hanno attraversato la boscaglia, a piedi, nascosti nei bus, accolti (forse inaspettatamente) dalla brutalità della polizia di frontiera : percosse, maltrattamenti, abusi, respingimenti. Chiare violazioni dei diritti umani e delle convenzioni internazionali sulla protezione umanitaria regolarmente denunciate dalle numerose organizzazioni umanitarie, tra cui Oxfam e il Belgrade Centre for Human Rights.

 

 

“Ho visto dieci siriani – racconta l’anziana madre di Halachev – “una donna è caduta, un poliziotto l’ha minacciata con un bastone “alzati”. Ho pianto, non stava facendo niente di male, solo non ce la faceva più a camminare.”

 

“Go back to Turkey!” gridano le ronde contro i migranti lungo il confine giù per le colline. Clandestino costretti a faccia in giù, con le mani legate dietro la schiena. Immagini che hanno fatto scalpore ma smosso le coscienze di pochi.

Non è facile per Ivan, il mito dolce postino, convincere il suo villaggio a votare per lui. Con la sua idea di far venire i rifugiati siriani, poi!

 

Stiamo parlando di rifugiati, stanno scappando da una guerra. Noi dovremmo capirli […] questa gente merita una chance. (Ivan)

 

 

 

 

La tua idea, Ivan… popolare il villaggio di siriani. Non sono buoni per l’Europa né per la Bulgaria – non vengono solo i siriani, anche afgani, talebani.

 

 

 

 

Ma se non c’è lavoro per noi! Abbiamo bisogno di siriani qui? No.+

 

 

 

 

 

 

 

 

E cosi è. Nel maggio 2016, due mesi dopo l’entrata in vigore dell’accordo turco-europeo per ridurre le ondate migratorie dalla Turchia all’Europa, Erdogan ha concesso lo stesso “favore” alla Bulgaria, impegnandosi ad accettare i migranti entrati illegalmente nel paese. Mentre l’accordo tra EU-Turchia ha funzionato (i flussi si sono di fatto contratti del 96% nel secondo trimestre del 2016), con buona pace delle sistematiche e documentate violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione turchi, il “fronte” bulgaro ha sperimentato un aumento di oltre il 100% di migranti clandestini nello stesso periodo di riferimento (da 3.380 a 7.316).

Di questi circa 900 sono spariti nel nulla. Attualmente i rifugiati in Bulgaria sono circa settemila, pochi ma sufficienti a muovere le pance di razzisti xenofobi, aizzati da movimenti ultra nazionalisti, ma anche da gente comune, estranea alla politica, preoccupata solo di bloccare l’ingresso di immigrati.

 

Nel 2007 la Bulgaria entra nell’Unione europea e da allora detiene saldamente il poco edificante primato del livello di reddito più basso.

Vigilia elettorale a Great Dervent. La televisione mostra le immagini di Bulgaria ai bulgari, uno dei tanti raduni nazionalisti che vanno in scena nell’Europa dei nostri tempi.

 

“Ho sentito che molti di loro sono cattivi, uccidono i bulgari – dice una ragazzina davanti alle telecamere – che sono venuti qui per derubarci delle nostre cose. Ma so che ci sono molti bambini con loro… forse non tutti sono cattivi.”

 

L’unico lavoro a Great Dervent è spaccare la legna per 8, 10 euro al giorno. Roba da immigrati disperati. Meglio aspettare che ritorni il comunismo, Halachev ha ragione.

Purtroppo prende un solo voto, dalla madre, e per di più invalido perché l’anziana donna ha firmato la scheda.

20 voti Ivan, Vesa con 26 voti si riconferma sindaco in carica. Ha tutta l’aria di voler essere altrove, Vesa, nell’Europa vera lontano da quelle retrovie della Storia.

 

Vesa, che ne pensi della situazione dei rifugiati? (Halachev)

 

 

 

Non so, non mi interessa (Vesa) – Si, ma qual è la tua opinione personale?

 

 

 

 

Nessuna (Vesa)

 

 

 

Li vogliamo aiutare, Ivan? Bene, facciamolo – la gente ci sta facendo i soldi e noi niente- Aiutiamoli a raggiungere Sofia. (Halachev)

 

 

 

 

 

 

 

C’è chi lo fa già. Il 27 agosto 2015, un tir abbandonato viene rinvenuto lungo l’autostrada A4 alle porte di Vienna. Ha una targa ungherese e l’insegna di un allevamento di polli slovacco.

All’interno 71 cadaveri : 59 uomini, 8 donne e 4 bambini. Rifugiati dalla Siria, in fuga da una guerra che ha decimato un intero popolo, vittime inconsapevoli di spietati trafficanti bulgaro-ungheresi.

Un episodio straziante che ha gettato luce sulle reti bulgare nel grande affare del traffico di esseri umani e sui tanti a parteciparvi: criminali comuni, gente che vive lungo il confine, autisti di taxi tentati da facili guadagni.

Inforca il binocolo, Ivan. Davanti a lui, giù per le colline, corpi in movimento. Come marionette.

“PRONTO, LA POLIZIA DI FRONTIERA? SONO IVAN FRANSUZOV, IL POSTINO DI GREAT DERVENT. NO, NON CI SONO CLANDESTINI OGGI, NON HO VISTO NESSUNO.”

http://www.oxfam.org/en/research/dangerous-game-pushback-migrants-including-refugees-europes-borders

TRAILER