THIS IS CONGO di Daniel McCabe 

 

A dispetto del titolo, non illudiamoci. La storia del Congo è troppo complessa  per poter essere rappresentata in un documentario di 91 minuti.

Nessun lavoro cinematografico probabilmente ci riuscirebbe, ma Daniel McCabe, fotogiornalista americano, sembra non averci nemmeno voluto provare.

Malgrado frequenti flashback ad alcuni momenti chiave della storia del paese, THIS IS CONGO, presentato a Venezia 74 nella sezione Fuori Concorso, lascia inesplorata l’eredità del colonialismo, lo sfruttamento delle risorse, la radicata conflittualità tribale e il genocidio degli anni Novanta.

 

Quel passato che spesso nella storia di un Paese africano ne determina il presente.

 

La telecamera di McCabe si concentra su un periodo molto circoscritto dell’inferno congolese, gli anni 2012-2015, quando nella regione orientale del Kivu si consuma il terzo atto della Guerra mondiale africana, il feroce conflitto che tra il 1996 e il 2003 ha mietuto cinque milioni di morti e travolto l’intera regione dei Grandi Laghi: Ruanda, Burundi, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania e Kenya.

 

 

Il lungo  strascico del genocidio ruandese innestato sulla strutturale debolezza dello Stato congolese ha aperto un fronte a est che non si è mai più chiuso, complice il tentativo mai allentato di Ruanda e Uganda di controllare le ricche province minerarie del Congo orientale.

 

Attraverso le storie e le testimonianze dei quattro protagonisti, due militari e due civili,  entriamo nella regione di Nord Kivu, snodo vitale per contrabbandieri e miliziani sostenuti dal vicino Ruanda, nemico storico del Congo.

 

 

 

 

 

THIS IS CONGO - GEOMOVIES

 

La parte forte di THIS IS CONGO sono le riprese al fronte, dove rombano le armi pesanti, in prossimità di Goma, la capitale della regione di Kivu, e dove militari dell’esercito nazionale si addestrano sotto il comando di Mamadou Ndala, il Messia della regione, un idolo per la gente del posto. Pertanto, un personaggio scomodo per il governo, non meno che per i ribelli del March 23 Movement, noti come M23, che nel 2012 hanno preso il controllo della regione, provocando massacri di intensa ferocia e un esodo di oltre 200 mila persone. Sullo sfondo, la comunità internazionale ha brillato per la sua assenza.

 

La MONUSCO, la forza di pace più imponente che le Nazioni Unite abbiano mai messo in piedi (oltre 16 mila uomini) non è riuscita a bloccare l’eccidio e, a quanto sembra, non ci ha nemmeno provato malgrado stazionasse a a 40 chilometri da Goma.

 

A raccontare questa ennesima spirale di violenza dell’inferno congolese un altro militare, il Colonnello Kasongo, ex ribelle, disertore seriale più volte “pentito”, rientrato nell’esercito nazionale per ben tre volte. Ogni volta puntualmente promosso di grado. Un caso tutt’altro che isolato. Il governo compra spesso il ritorno dei figli prodigi.

 

Accanto ai due militari, MAMA ROMANCE, una trafficante di pietre preziose: dal mercato nero al Kenya. Una donna imponente e coraggiosa che rischia ogni giorno la vita per dare un futuro alle sue figlie.

 

THIS IS CONGO - VENEZIA 74 - GEOMOVIES

 

E infine, HAKIZA NYANTABA, un sarto, uno sfollato costretto a vagare per campi profughi portando con sé la macchina da cucire, fonte di sopravvivenza per sé e la sua famiglia.

 

“Il presidente Kabila sta compiendo enormi progressi nella creazione delle unità di Reazione Rapida. Il primo esercito che sperimenta una riforma [..] il mio 42° battaglione è stato addestrato al patriottismo, abbiamo ricevuto una formazione internazionale, ci hanno insegnato il rispetto dei diritti umani, la leadership,  i valori ancestrali  i costumi del nostro paese.” (Mamadou)

 

Mamadou sa di essere una star per la gente di Goma.

 

“Il mio battaglione sa che i congolesi sono un unico popolo e non possono essere divisi. 

La nostra gloria è non cadere mai [..] il nemico è alle nostre porte [..] la parte migliore del Paese ora è qui si è mobilitata e combatterà a testa alta.”

 

Contro chi? I ribelli del M23, milizie di tutsi congolesi create dal sanguinario Laurent Nkunda, “The Terminator”. Il loro sponsor è il Ruanda di Kagame, che a dispetto degli accordi di pace del 2003 (siglati a Pretoria il 23 marzo, da cui il nome del movimento) continua a mantenere la sua presenza nella regione di Kivu foraggiando gruppi armati molto spesso inclini ad azioni genocidarie.

 

L’M23 ritiene che il presidente Joseph Kabila (tuttora in carica) non abbia rispettato i patti del 2009: in pratica il via libera allo sfruttamento illegale dei minerali.

 

 

Dopo 20 mesi di occupazione e immani sofferenze per la popolazione, nel 2015 l’M23 sconfitto, si arrende al Colonnello Mamadou. Giusto il tempo di assaporare il successo della vittoria, le celebrazioni della folla e gli sguardi ammaliati delle donne che il Messia morirà di lì a poco, ucciso in una imboscata. La sua gente non ha dubbi: un complotto dei ruandesi con alcuni traditori tra i suoi ufficiali. Era un personaggio scomodo, lo avevamo detto.

Il Congo è terra di tutti e di nessuno. Contrabbandieri e ribelli se la contendono in un quadro di costanti ingerenze straniere. Un territorio immenso di oltre due milioni di chilometri quadrati (le estremità orientali lontanissime dal centro) su cui solo l’apparato coloniale belga è riuscito ad estendere il controllo amministrativo e militare.

 

Settantacinque milioni di abitanti, un melange di etnie e tribu (i tembo, i nyanga, gli Hunde, i Luba, i Kongo, i Mongo, gli Azande, Lunda) colpiti dalla maledizione della ricchezza. Il Congo è letteralmente una miniera d’oro, con le sue risorse minerarie incomparabili per varietà e quantità. Primo produttore mondiale di coltan (indispensabile per computer e cellulari), ricco di oro, diamanti, rame, cassiterite.

 

THIS ID CONGO VENEZIA 74 FUORI CONCORSO GEOMOVIES

 

Ce n’è abbastanza per renderlo troppo appetibile, ieri per il colonialismo predatorio dei belgi, oggi per le varie fazioni gruppi e sottogruppi, militari e miliziani, tutti al servizio di logiche neo-feudali che straziano il Congo. Si contano circa cinquanta le fazioni armate presenti in Congo. La sconfitta del Movimento M23 non ha certo significato la pacificazione della regione. Tutt’altro. Altri fronti caldi hanno raccolto il testimone delle guerre etniche del Congo.

 

Nella regione centrale di Kasai lo scorso anno sono morte migliaia di persone e un milione sono gli sfollati. Negli ultimi mesi nel Sud e Nord Kivu si sono registrati attacchi alla popolazione e violenze belliche, probabilmente propaggini dello scontro in atto tra Burundi e Ruanda.

 

 

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Lo spettro del genocidio degli anni Novanta aleggia sul Paese mentre aumentano le pressioni su Joseph Kabila, al potere dal 2001, perché accetti di indire le elezioni. Cosa che non ha nessuna intenzione di fare malgrado le forti pressioni internazionali e dell’Unione Africana.

L’uscita di scena di Kabila (come è stato per Mobutu e prima ancora per Lumumba) non cambierà le sorti della Repubblica Democratica del Congo che come moltissimi paesi africani è una invenzione coloniale.

 

“Il periodo coloniale è alla radice di tutti i nostri problemi oggi” (Colonello Kasongo).  

 

Una banale semplificazione, certo…

 

Le tensioni etniche sono inasprite dalla povertà, dalla disoccupazione e soprattutto dalla corruzione annidata naturalmente ove maggiormente sono concentrate la ricchezza del Paese.

 

Retaggi coloniali, ricchezza mineraria, conflitti inter-etnici, ingerenze internazionali: THIS IS CONGO. Un inferno in cui non esistono pompieri ma solo piromani.

 

“il congo È uno scandalo geologico, gli americani ci devono ringraziare grazie al nostro uranio hanno costruito l’atomica. (Colonello Kasongo)”