DA’WAH – L’Islam gentile di Italo Spinelli

 

Non solo fondamentalismo oscurantista, fanatismo omicida, nichilismo distruttivo.

L’Islam è altro, è molto di più di quel volto delittuosamente deturpato da alcune frange interne alla sua stessa comunità. L’Islam è gentilezza, cultura, tolleranza, pace.

 

“Nel documentario di Spinelli ho ritrovato il modo di fare documentari di Rossellini, educato e curioso [..]” con queste parole Bernardo Bertolucci ha presentato alla Festa del Cinema di Roma DA’WAH, l’ultimo lavoro di Italo Spinelli interamente girato all’interno di un Pondok Pesantren, un collegio coranico in Indonesia nella città di Pasuruan, provincia orientale di Giava. I Pondok Pesantren sono i tradizionali collegi islamici in Indonesia, originariamente luoghi dove si studiava meditazione, religione, arti filosofiche. Successivamente sono diventati centri per gli studi e la diffusione delle tradizioni islamiche rappresentando una componente importante della storia e della crescita della società indonesiana.

 

DA’WAH è un documentario “classico”, un racconto dal vero, una macchina da presa che dalla giusta distanza riprende la vita quotidiana di migliaia di giovani studenti in tunica bianca e gamis, il copricapo turbante musulmano. Le immagini di Spinelli, l’unico tra l’altro ad essere entrato in Pesantren, sono un colpo d’occhio su una moltitudine armonica, ordinata e candida di giovani studenti. Come le loro tuniche bianche.

 

DAWAH FESTA DEL CINEMA DI ROMA GEOMOVIES

 

Nella scuola di Darwa, come in altre della regione, si insegna un concetto caratteristico della educazione islamica, il DA’WAH, la predicazione dell’Islam, in un Paese in cui vive la più grande comunità islamica al mondo: un miliardo e seicentomila musulmani.

 

Darva è frequentata da 2.700 ragazzi tra i 6 e i 18 anni. Spinelli ne “segue” quattro: Rafli, Masduqui, Yazid, Shofili. Loro, come tutti altri, sono li con una ambizione precisa: diventare Ustād, esperti di Islam, guide religiose, predicatori dei precetti di Allah. Per molti strati della popolazione, soprattutto per le classi più modeste, sapere la religione è il massimo grado di istruzione. ‘Voglio che mio figlio studi, capisca [..], non che sia stupido come me che non so niente’, dice il padre di uno degli studenti.

 

La vita nel collegio ha regole molto precise e molto dure. Sveglia alle 3 del mattino, abluzioni, preghiere, letture del Corano fino alle 5.30, la ginnastica all’aperto (un altro colpo d’occhio molto suggestivo), le lezioni in aula fino al tardo pomeriggio, poi di nuovo abluzioni e preghiere. Il divieto più rigido riguarda la lingua indonesiana. A Dalwa si studia e si parla prima di tutto l’arabo “[..] non vengo mai punito tranne quando parlo indonesiano, è obbligatorio parlare arabo ma non tutti lo fanno.”

 

“DA’WAH in arabo vuol dire invito – ci spiega il maestro – viene dal verbo Dawatan, invitare qualcuno ad avvicinarsi al Corano.” Il termine è usato spesso nell’Islam per descrivere la condivisione e l’insegnamento dei precetti religiosi.

 

C’è modo e modo di insegnare, di predicare, di convertire.

 

“Nel Corano c’è un verso (16:125) – prosegue il maestro –  che recita [..] invitali alla strada di Allah, Santo e Potente con saggezza e gentili consigli [..] Se il consiglio non funziona invitali a una pacata discussione, usando argomenti logici che possano essere accettati […] Non dovete insultarli, molestarli. Cosi il Dawa’h è difficile che abbia successo. Dawa’h deve partire da un cuore puro, iniziare le persone alla via di Allah con buone maniere […] non terrorizzate le persone e non minacciatele, evitate la violenza [..] Non siate rigidi, la rigidità porta ad altra rigidità. La violenza è ripagata con altra violenza.”

 

Una chiara presa di posizione contro le incursioni sanguinarie del Jihad armato, impropriamente associato con l’intero universo islamico. Al termine Jihad, (letteralmenre sforzo, tensione verso un obiettivo), sono associati più concetti, non riducibili al binomio Jihad-guerra santa. Tra i suoi significati ci sono anche la predicazione della parola di Dio e la lotta del singolo credente contro le cattive inclinazioni. Per moltissimi musulmani (molti di più di quanti siamo portati a credere) la tensione al miglioramento propria della etimologia della parola Jihad continua a mantenere una connotazione estremamente positiva, ben  lontana dai messaggi di al-Qaeda e del Califfato di al-Baghdadi, per i quali il Jihad è armato per eccellenza, è l’essenza stessa della identità musulmana e chiunque lo neghi, musulmano o meno che sia, va punito con la morte.

 

“Ci sono molti Dawa’h, alcuni dai contenuti più liberali, altri più duri.” (Maestro)

“Ora però prevale il Dawa’h più duro. Ci sono bombe ovunque. Come affrontare le diverse sette dell’Islam?”, chiede uno studente.

 

“Ottima domanda. L’Islam è una religione mite. Tante religioni collegano l’Islam ai terroristi, alla violenza. Non è cosi. Si tratta di una incomprensione. L’Islam è una religione di pace, noi non vediamo le altre religioni come nemici.” (Maestro)

 

“E la violenza in nome dell’Islam? Come possiamo cambiare l’immagine che vede Islam sinonimo di guerra e criminalità?”

 

“Si deve andare cauti, non dobbiamo fare come loro. Dobbiamo far capire che tutto questo è sbagliato ma senza uso della violenza, dobbiamo essere gentili con loro. Se la violenza risponde la violenza si ottiene qualcosa di buono? In tutta la storia del mondo ogni religione ha avuto le sue guerre. Tutte le comunità hanno guerre non solo l’Islam, ogni religione ha nel suo passato una serie di guerre, anche la politica ha diverse guerre alle spalle. Ogni civiltà ha conosciuto molte guerre. Non esiste una che non ha avuto guerre. Le guerre sono collegate alle politiche di potere [..]”

 

 

Arrivato dall’India verso la fine del Seicento, diffusosi soprattutto nella versione sunnita, l’Islam acquista forza nella lotta contro il colonialismo olandese.

I Pesantren diventano centri di proselitismo islamico in risposta alla colonizzazione cristiana.

 

È di matrice saudita la militanza islamica in Indonesia, dove gli sforzi di Riyad di esportare la versione più puritana e conservatrice dell’Islam, sono coincisi con la cd “Rinascita islamica” nel Sudest asiatico sul finire degli anni Settanta, quando il Jiahd afghano e la rivoluzione khomeinista furono visti come una riscossa dell’Islam sull’Occidente.

 

“In Indonesia si incontrano tante religioni [..]” È questa la ragione, insieme alla tenuta democratica del Paese, della mancata arabizzazione della penisola indonesiana in chiave wahabita-salafita.

 

È l’ora delle preghiere, centinaia di ragazzi seduti a terra. I loro corpi ondeggianti emanano un’aura di serenità, di pace, di mitezza. Alle cinque del pomeriggio si torna in aula.

 

Dawah festa del cinema di roma - geomovies

 

“Nella storia dell’Islam ci sono state guerre ma non erano combattute per pura crudeltà, per il piacere di attaccare, erano combattute in nome dell’autodifesa, come la battaglia di Badr in cui il profeta gettò le basi di una civiltà. Il popolo della Mecca di quel tempo attaccò i musulmani della Medina, il profeta difese Medina insieme ai cristiani e agli ebrei dall’attacco della Mecca. Combattevano per difendere se stessi.” (Maestro)

 

A Badr nel 624 si gettano le fondamenta della guerra santa contro gli apostati. Maometto sconfigge i più numerosi e meglio organizzati Meccani, carovanieri pagani. ‘La battaglia non è stata vinta da noi ma da Dio’ dirà Maometto.

 

Gli studenti tornano a casa per il Ramadan dopo la consegna delle pagelle, portando con se sogni e ambizioni.

 

“Sogno di andare nello Yemen, non come turista ma come studente. Alla Al-Ahgaff University, molti dei miei insegnanti si sono laureati li. Voglio andarci perché è il luogo dei grandi Ulema. Voglio imparare da loro. Gli Ustad ci dicono che nello Yemen ci sono i Wali i santi musulmani. La gente dice che in Yemen c’è la guerra, ma a quanto pare è a Aden non a Hadramawt.” (Masduqi).

 

Nel Pesantren di Darwa i ragazzi non hanno evidentemente accesso a Internet.

 

“Anche se c’è la guerra nello Yemen, la volontà di Allah per mio figlio prevarrà, io sarei felice, anche se Allah lo chiamasse attraverso un evento inaspettato”, dice il padre di Masduqi. C’è invece chi come Yazid vorrebbe studiare a ‘Al Azhar al Cairo, la più importante università religiosa del mondo musulmano con circa 90 mila studenti.

 

“Vorrei anche andare in Spagna a vedere una partita del Real e in Italia per vedere Valentino Rossi in azione.” (Yazid)

 

“Dopo essere diventato Ustād forse insegnerò all’estero, farò dawa’h diffondendo l’Islam, forse in Germania. Perché in Germania e in Europa dicono che i musulmani sono terroristi, voglio dimostrargli che si sbagliano.” (Rafli)

 

 

Solo una piccola percentuale dei circa 13 mila Pondok Pesantren gestiti dalla Nahdlatul Ulama, la più grande organizzazione musulmana in Indonesia, pratica il wahabismo ortodosso e una formazione di militanza islamica. In tutte le altre scuole, oltre ai valori e all’etica musulmana, si studia l’inglese, la matematica l’economia. Uno studente che esce da un Pesantren può essere anche altro che un Ustad, può diventare un medico, un ingegnere. Nel 1989 la National Education Law II ha riconosciuto i Pondok Pesantren all’interno del sistema nazionale di istruzione e formazione.

 

DA’WAH è un documentario ben fatto, utile, formativo. Italo Spinelli ci porta in una terra lontana scalfendo (ci auguriamo) le nostre granitiche certezze.

 

“Forse mi sbaglio, ma penso che sia possibile un Islam come quello raccontato nel documentario Da’Wah.” (Bernardo Bertolucci)

 

 

 

 

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