Alternativo, coraggioso, innovativo, come sempre. Il SUNDANCE FILM FESTIVAL dal 19 al 29 gennaio 2018 apre la stagione mondiale dei festival cinematografici internazionali nella cornice innevata di Park City.

 

Fedele alla sua mission, anche quest’anno il SUNDANCE FILM FESTIVAL celebra la creatività e l’audacia del cinema mondiale promuovendo i sui nuovi talenti sulla scena cinematografica americana.

 

121 film da 29 paesi, cinema indipendente e d’autore, americano e internazionale; i temi più scottanti del momento portati sullo schermo da voci innovative e alternative al mainstream.

 

Come nella scorsa edizione, anche nel 2018 il SUNDANCE dedica una particolare attenzione ai temi dell’ambiente e alle conseguenze planetarie del cambiamento climatico.

 

Nella sezione World Cinema Documentary Competition spicca ANOTE’S ARK di Matthieu Rytz. L’atollo di Kiribati nel Pacifico è destinato a scomparire in pochi decenni a causa dell’innalzamento del livello del mare e del cambiamento climatico. Una intera piccola nazione dovrà essere evacuata e migrare altrove.

 

SUNDANCE FILM FESTIVAL 2018 - GEOMOVIES

 

Sempre nella World Cinema Documentary Competition i grandi temi della politica mondiale e dei diritti umani.

 

OUR NEW PRESIDENT di Maxim Pozdorovkin. L’elezione di Donald Trump raccontata dalla propaganda russa. Un ritratto scomodo e al tempo stesso satirico dei media russi, delle principali emittenti televisive di Stato e della fabbrica delle fake news infiltratesi con successo nella coscienza collettiva dei russi.

 

THE OSLO DIARIES di Mor Loushy e Daniel Sivan –  Una storia di diplomazia, un racconto approfondito dei negoziati che portarono agli Accordi di Oslo, attraverso immagini inedite e i diari di chi vi prese parte. Nel 1992, il punto più basso delle relazioni israelo-palestinesi, due professori israeliani e tre membri dell’OLP si incontrano segretamente in Norvegia.

 

 

THE CLEANERS di Moritz Riesewieck Hans Block – Chi controlla cosa leggiamo in rete, chi decide cosa ci piace e cosa non ci piace, chi decide cosa è inappropriato e lo elimina dalla rete? Chi c’è dietro la  “pulizia digitale”? The Cleaners, persone che dalla Silicon Valley ogni giorno esaminano migliaia di immagini esercitando una censura globale. Un paradosso se pensiamo alla battaglia parallela che molti popoli nei diversi angoli del mondo conducono contro la censura online praticata da regimi oppressori e liberticidi.

 

THIS IS HOME di Alexandra Shiva – Negli Stati Uniti sono stati accolti 21 mila rifugiati siriani su un totale di cinque milioni. This is Home è la storia di quattro famiglie arrivate a Baltimora. Hanno otto medi di tempo per imparare l’inglese e diventare autosufficienti.

Il divieto di viaggiare imposto di recente dal Presidente Trump ai rifugiati dei paesi a maggioranza musulmana aumenta le difficoltà di una comunità disperata all’interno di un Paese sempre più ostile verso i rifugiati e gli immigrati in generale.

 

12 i film non americani in concorso nella sezione World Cinema Dramatic Competition, tra cui le Cinematografie geopolitiche di GeoMovies vi segnalano:

 

 

DEAD PIGS di Cathy Yan. Basato su una storia vera Dead Pigs è una metafora affascinante e sarcastica della modernità cinese.

Un allevatore di maiali in difficoltà economiche, un ambizioso proprietario terriero lotta la gentrificazione contro un espatriato americano, un ragazzo si vergogna di dire al padre che fa il garzone, una giovane donna ricca combatte per la sua indipendenza. Un mosaico di personaggi le cui storie si intrecciano a Shanghai, nel simbolo della crescita cinese, dove migliaia di carcasse di maiali inspiegabilmente scendono giù per il fiume. Un divertente e acuto spaccato della Cina di oggi, una società ossessionata dallo status sociale, incapace di connettere il suo passato con il presente.

 

UN TRADUCTOR di Rodrigo Barriuso – Racconti dal vero con Malin, un professore di letteratura russa all’Università di Avana a cui viene assegnato l’incarico di traduttore per i bambini vittime del disastro nucleare di Chernobyl arrivati a Cuba per essere curati, mentre a Cuba iniziano a sentirsi gli effetti economici della dissoluzione dell’Unione Sovietica.

 

OF FATHERS AND SONS di Talal Derki. Il regista torna nella sua terra, in Siria, per girare un documentario sulla nascita del Califfato. Ritraendo la quotidianità del generale Abu Osama, leader di al Nusra e di suo figlio Osama, Talal Derki vive da vicino cosa voglia dire crescere in un Califfato islamico, dove le scuole non esistono più, l’istruzione significa recitare il Corano a memoria e le favole parlano della gloria dei martiri.

 

AND BREATHE NORMALLY di Isold Uggadóttir – Dalla Islanda uno sguardo sulla crisi delle grandi migrazioni e sui diritti umani attraverso le vite di Lara, una madre combattiva e Adja, una richiedente asilo della Guinea Bissau. I loro destini si intrecciano in circostanze inattese dando vita ad un legame che le condurrà entrambe a mettere le loro vite sui giusti binari.

 

 

Dalla sezione US Documentary Competition GeoMovies ha scelto:

 

KAILASH di Derek Doneen – Il mondo è pieno di schiavi bambini, impiegati negli anfratti dell’economia globale. Il premio Nobel Kailash Satyarthi ha effettuato con un gruppo di collaboratori veri e propri raid per liberare questi bambini. La missione più difficile è liberare Sonu, un bambini venduto a New Delhi di cui si sono perse le tracce per otto mesi. Da giovane Kailash Satyarthi aveva un sogno : eliminare la schiavitù infantile. Ad ogni costo. Da allora ha salvato più 8000 bambini e fondato un movimento globale, ha compiuto qualcosa che i più ritenevano impossibile.

 

ON HER SHOULDERS di  Alexandria Bombach

La giovane yazida Nadia Murad è sopravvissuta all’ISIS, al genocidio e alla schiavitù sessuale. La sua storia la catapulta all’improvviso sulla scena mediatica mondiale, ne fa la voce del suo popolo. Dal campo dei rifugiati in Grecia alle stanze del potere.

On her Shoulders ci mostra una donna rivivere e raccontare ogni volta l’orribile trauma vissuto trasformandolo in un appello alla giustizia.

 

THE DEVIL WE KNOW di Stephanie Soechtig

Un documentario investigativo su come la DuPont ha cambiato la vita delle famiglie americane e di come le ha avvelenate. Il Teflon, sostanza chimica idrofobica e assai poco reattiva, è utilizzato per i rivestimenti di molti utensili da cucina. L’acido perfluoroottanoico presente nel teflon è stato ritrovato nel sangue del 99% della popolazione americana. The Devil We Know racconta uno dei più grandi scandali ambientali dei nostri giorni: la popolazione del West Virginia avvelenata da sostanze tossiche presenti nell’acqua potabile.

BISBEE ’17 di Robert Greene

Una antica città mineraria lungo il confine tra Arizona e Messico con il suo buco nero la deportazione di Bisbee avvenuta nel 1917 un secolo fa, quando 1200 minatori immigrati  in sciopero furono strappati dalle loro case, portati nel deserto e lasciati morire.

 

DARK MONEY di Kimberly Reed

La sentenza della Corte Suprema americana Citizens United del 2010 ha consentito ad aziende e multinazionali di finanziare le campagne elettorali con illimitate quantità di denaro. In Montana anche i conservatori in carica hanno subito campagne elettorali  “sporche” costruite per spostare l’elettorato verso candidati più in linea con gli interessi delle grandi aziende.

 

INVENTING TOMORROW di Laura Nix

Sei adolescenti da diversi angoli del mondo si preparano per il più grande consesso mondiale sull’ambiente the Intel International Science and Engineering Fair (ISEF) offrendo idee coraggiose e soluzioni innovative per affrontare le sfide del degrado ambientale.

 

Due thriller politici nella sezione PREMIERES 

 

BEIRUT di Brad Anderson – Un diplomatico americano lascia il Libano nel 1972 dopo un incidente. Dieci anni più tardi la CIA lo manda a Beirut lacerata dalla guerra per negoziare la liberazione di un agente.

THE CATCHER WAS A SPY di Ben Lewin – Un biopic su Moe Berg, giocatore professionista di baseball in grado di parlare nove lingue e di come si trasformò in una spia con il compito di impedire alla Germania nazista di vincere la competizione della costruzione della atomica.

 

In DocPremieres  KING IN THE WILDERNESS di Peter Kunhardt – Il ritratto degli ultimi tre anni di Martin  Luther King dal Voting Rights Act nel 1965 fino alla sua morte nel 1968, passando per le critiche che subì da entrambi gli schieramenti politici, dal movimento Black Power che rifiutava la sua politica della non violenza e dal Presidente Lyndon Johnson che lo tacciava di irresponsabilità politica per i suoi discorsi contro la guerra del Vietnam.

 

Dai migliori festival internazionali al SUNDANCE arrivano nella sezione Spotlight

 

FOXTROT di Samuel Maoz  – Dall’ultima Mostra internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, la grottesca folle inutilità della guerra in un film in tre atti, surreale e parossistico. Un piccolo contingente di soldati israeliani in un posto di blocco nel deserto, in un container che ogni giorno sprofonda nel fango. Unica compagnia un cammello. Una realtà assurda,  che assume i contorni di un dramma familiare quando una coppia a sapere che il figlio Jonathan è morto sul quel fronte, da militare, con onore. Foxtrot è una danza ci dice Samuel Maoz, che, come le nostre vite, ci riporta sempre al punto di partenza.

 

In Zambia con I AM NOT A WITCH del regista Rungano Nyoni. Una black comedy ritagliata su Shula, una ragazza tacciata di essere una strega dalla gente del suo villaggio e mandata in un “campo per le streghe” sotto la guida del losco Mr Banda.

 

THE DEATH OF STALIN di Armando Iannucci

Presentato in anteprima mondiale all’ultimo Toronto Film Festival, The death of Stalin è una dark comedy per ritrarre la Russia sovietica degli anni 50. Nei giorni successivi alla morte di Stalin il suo entourage si azzuffa per prendere il controllo; alcuni vogliono un cambiamento positivo altri sono spinti da motivazioni meno nobili. Tutti però stanno lottando per la loro sopravvivenza.