Una lavagna su un tavolo da ping pong, un cortile all’aperto, una bambina su uno skateboard, una donna spiega che «l’area di un rettangolo si ottiene moltiplicando base per altezza e tracciando una diagonale all’interno si ottengono due triangoli equivalenti …»

 

Non siamo in una scuola di un villaggio africano né in una città-campo per rifugiati. Siamo in Cina a Hefei, a 500 chilometri da Shanghai. La bambina si chiama Anni, ha dieci anni ed è stata espulsa dalla scuola. Perché, anche se presunte o opinabili, le colpe dei padri ricadono sempre sui figli, soprattutto quando indigeste ad un regime autocratico come quello cinese.

 

Anni Lin è la figlia di Zhang Lin, attivista politico che nel 1989 aderì tra i primi al movimento per la democrazia in Cina e al tentativo successivo, nel clima della Primavera di Pechino, sul finire degli anni Novanta, di dargli una forma politica con il China Democracy Party (CDP), ufficialmente soppresso nel 1998 con la condanna dei suoi ispiratori.

 

Firmatario della Carta 08, il manifesto del pluripartitismo, della democrazia e dei diritti umani, promosso da Liu Xiaobo, Zhang Lin viene condannato e arrestato cinque volte nell’arco della sua vita per ‘istigazione alla sovversione contro lo Stato cinese.’

 

 

Un personaggio scomodo, a cui rendere complicata, molto complicata, la vita da “libero”, privandolo del lavoro, della casa, della libertà personale, fino a toccare la sua famiglia, i suoi figli.

 

La piccola ANNI, una figlia del dissenso, protagonista dell’omonimo documentario di Zhu Rikun, una delle voci più autorevoli nel panorama della produzione documentaristica cinese, presentato alla edizione appena conclusasi del One World International Human Rights Documentary Film Festival.

 

«[..] il progresso della Cina verso la democrazia è stato la mia prima preoccupazione, sono stato spesso perseguitato, arrestato più volte, ogni volta ho praticato lo sciopero della fame con conseguenze sempre più gravi per la mia salute. La realtà in Cina è molto preoccupante, rischiamo di perdere il nostro standard di vita, il benessere che abbiamo oggi. Il cibo è pieno di additivi, l’aria che respiriamo è profondamente inquinata [..]» (Zhang Lin)

 

Zhang Lin è un ‘recidivo’. Nel 2013 viene nuovamente ammanettato, perché colpevole di aver organizzato una mobilitazione per la difesa del diritto all’istruzione della figlia Anni. Definito dalle autorità ‘un pericolo per la società’, malgrado le sue cattive condizioni di salute, a Zhang Lin è stato negato il rilascio su cauzione.

 

Dopo tre giorni dal suo primo giorno di scuola nella Hupo Elementary School di Heifei, Anni viene espulsa perché priva di un regolare permesso di residenza.

A Bengbu, da dove proveniva, Zhang Lin non ha avuto il nulla osta per trasferirsi a Heifei, dove vive la sua primogenita, e dove un amico gli ha messo a disposizione un appartamento, perché soggetto a periodiche misure di controllo da parte della Sicurezza nazionale. Quanto basta, secondo il noto Hukou (il sistema di residenza obbligatorio ancora vigente in Cina) per negare a lui e alla sua famiglia la residenza e i diritti sanitari e sociali annessi.

 

Zhang Lin non è l’unico. Molti dissidenti finiti in carcere all’indomani delle proteste di Piazza Tiananmen, oggi hanno figli su cui si riversano le loro colpe, secondo la più brutale logica della repressione illiberale e arbitraria perpetuata e rafforzata dal nuovo corso di Xi Jinping.

 

Superpotenza incontrastata e incontrastabile, la Cina del partito unico e del suo imperatore, della crescita economica seconda solo agli Stati Uniti, sembra essere sempre più terrorizzata dal dissenso. La contraddizione è solo apparente. Il regime ha ancora paura del dissenso semplicemente perché aumenta, nonostante i miracoli di un benessere, che seppur con molti punti oscuri in termini di corruzione e disuguaglianze, e molte incognite sul futuro, ha indubbiamente cambiato il volto della Cina, e malgrado i sempre più sofisticati mezzi di sorveglianza e interferenza messi in campo.

 

Le proteste, frequentissime in ogni parte del Paese contro la corruzione dei funzionari di partito, le requisizioni di case e terre, l’inquinamento, coinvolgono scrittori, attivisti per i diritti umani, avvocati, gente comune. Secondo il Committee to Protect Journalists, l’organizzazione internazionale che promuove la libertà di stampa in tutto il mondo, la Cina è al secondo posto dopo la Turchia per numero di giornalisti in carcere (41 nel 2017).

 

Ma il timore più grande per il partito comunista cinese attualmente è la nuova classe media, quella borghesia urbanizzata (centinaia di milioni di persone) che può fare da sponda alla intellighenzia della società cinese, l’unica in grado di sfidare le istituzioni.

 

 

«Non posso fare molto» racconta Zhang Lin « ho fatto quello che potevo dopo che mi hanno tolto la casa a Bengbu. Ho seguito tutte le procedure richieste, ho registrato Anni il 24 febbraio, ha iniziato la scuola il 25, ma tre giorni dopo è stata allontanata da un poliziotto e un altro uomo che non si è identificato.»

 

Anni viene prelevata dalla scuola il 25 febbraio 2013. In quelle ore Zhang Lin è in stato di fermo alla polizia. Gli tolgono il cellulare, le chiavi di casa, gli impediscono di mettersi in contatto con le figlie. Una detenzione assolutamente illegale, seguita dagli arresti domiciliari per lui e per Anni.

 

«Suo padre non si è registrato alle autorità della città, è sotto il controllo della Sicurezza Nazionale ed è pure divorziato. Glielo ho detto di portare i documenti, il permesso di residenza di chiederlo a Bengbu, ma non lo ha fatto. Cosa potevamo fare? La gente nel cortile qui non sa come stanno le cose.» (Guardiano della scuola)

 

Di gente nel cortile ce n’è un bel pò. È arrivata da tutte le parti del Paese grazie alla campagna Anni’s affair organizzata su Weibo, la piattaforma più utilizzata in Cina, un mix tra Twitter, Facebook ed Instagram, con oltre 400 milioni di utenti attivi. Quasi tutti ammettono di usare un fake name. Han Ying da Pechino, Jiangnan Kid da Nanjing, Jia Lingmin, Zheng Wei, Yao Cheng e tanti altri, sono lì a manifestare davanti alla scuola, che dovrebbe essere anche di Anni, a difendere il suo diritto all’istruzione e attraverso lei quello di tutti i bambini figli del ‘dissenso’.

 

«Cosa ti ha portato qui?», chiede un giornalista a Chen Weimin, un manifestante.

«Penso che sia sbagliato tenere una bambina lontano dalla scuola [..] Anni non è la sola, bisogna aiutare molta gente ad ottenere il loro diritto all’istruzione.»

 

«Dobbiamo manifestare protestare chiedere giustizia, questo potrebbe cambiare il corso della politica in Cina, il partito comunista oggi è non rispetta le regole è anarchico, deve pagarne il prezzo.» (Yao Cheng, un attivista amico di Zhang Lin)

 

«Un tempo ero quello che chiameresti un maoista. Ho acquisito consapevolezza negli ultimi due, tre anni. Weibo può davvero cambiare la gente, può essere un buon rimedio contro il lavaggio del cervello. Ma c’è ancora tanto da fare, tanto maoisti con cui avere a che fare. Quando vedo tutti i controlli che fanno in rete, mi sento davvero avvilito. Da quando Xi ha preso il potere non ho visto nulla di nuovo, la polizia locale e la sicurezza pubblica continuano a spadroneggiare. Come attivista democratico mi ha sento davvero molto avvilito.» (Attivista)

 

Non tutti la pensano cosi.

 

«A volte bisogna minimizzare le cose, evitare di politicizzarle ulteriormente attribuire cose al partito anche quando non è cosi, la faccenda di Anni non è una grande questione, abbiamo vissuto la Rivoluzione Culturale, abbiamo visto di tutto [..]» (Un passante intervistato)

 

Allo scadere del decimo giorno di sit-in, le cariche della polizia hanno disperso brutalmente i manifestanti. Molti sono stato arrestati o sono semplicemente spariti.

Fuori dalla scuola i bambini recitano l’inno nazionale. Grazie all’intervento di una rete di associazioni per i diritti umani Anni e la sorella ora vivono negli Stati Uniti, adottate da una coppia di cittadini americani.

 

Zhang Lin è stato rilasciato nell’agosto 2016, è riuscito a raggiungere le figlie dopo cinque anni. Anni ora ha 15 anni, parla perfettamente inglese e suona il piano.

 

TRAILER