Maggio 2015: una famiglia cubana di più generazioni siede nel soggiorno davanti alla televisione, discutendo animatamente. La donna più anziana interrompe la discussione puntando il dito al televisore, dove scorre l’annuncio di una nuova linea marittima tra gli Stati Uniti e Cuba. Questo è il simbolo del nuovo corso politico ed è proprio in questo momento che il film prende la sua direzione, seguendo nei dettagli l’assurda esistenza della capitale cubana. Da questo momento la città inizia a vivere nella frenetica anticipazione dell’arrivo del traghetto, un momento storico che consente l’ingresso del “ capitalismo”, che i protagonisti del film per tutto il corso della loro vita hanno visto descritto alla ideologia ufficiale come il diavolo in persona.

 

Il titolo parla da sé, una raccolta di storie collegate attraverso il tempo e lo spazio descrive le nuances dell’Avana in BEFORE THE FERRY ARRIVES. I registi sono tre e ognuno di loro contribuisce in maniera unica. Lo spagnolo Juan Caunedo Domínguez ha lavorato sul soggetto del film insieme ai suoi colleghi cubani – l’animatore Vladimir García Herrera e Raúl Escobar Delgado, specializzato in arti visive. Nelle loro interviste il team dichiara di aver pensato ad un film con molte voci e molti volti, senza temere un eccesivo eclettismo, quanto piuttosto cercando di esprimerlo al massimo.

 

 

Il film non illude sul fatto che la vita possa essere comoda per gli Habaneros. Il viaggio nella loro routine quotidiana inizia con una passeggiata nel lungo corridoio di cemento di un costruzione imponente di un monumento di chiara ispirazione comunista. Gli ostacoli arrivano proprio in questo momento: il montacarichi non funziona, il taxi non parte, l’autista spilla più soldi del dovuto, ma si rimane sempre calmi. E in ogni caso, c’è un altro modo per guadagnare soldi in questa città, diverso dall’essere invischiato in imbrogli? È una realtà a cui tutti sembrano abituarsi subito – truffare stranieri, vendere droga o inventarsi qualcosa di originale come questo giovane gruppo di affaristi. Il loro è il piano perfetto per sviluppare la società cubana: raggirare il vicinato facendogli pagare per lo smaltimento dei rifiuti. “Ma a loro piacciono i rifiuti!”, osserva causticamente uno degli aspiranti affaristi . “Alcuni anni fa non erano immaginabili gli iPhones qui, ma eccoli, ci sono e tutti si sono abituati.” Risposte, queste, che hanno un senso e mostrano perfettamente i tentativi del film di ritrarre l’atteggiamento popolare verso un turbolento periodo di transizione quando gli iPhones sono più importanti delle convenienze di vicinato.

 

I tempi sono maturi per il cambiamento, ed infatti è stato cosi per un momento: Raul Castro ha assunto il potere nel 2008, e da allora la politica interna di Cuba ha iniziato il processo di adattamento del Paese alla realtà internazionale al tramonto dell’era di Fidel. Questo non si è tradotto nella libertà di espressione per i cubani, ma almeno ha dato loro l’opportunità di collegarsi legalmente a Internet, di avviare proprie attività. BEFORE THE FERRY ARRIVES ritrae questa nuova immagine di Cuba, dove la contemporaneità cresce sul terreno conservato in gelatina per molti decenni. Eppure il Paese non ha ancora molto potere. Inoltre, non lo aiuta essere cosi lontano dal futuro – un turista americano che viaggio un secolo indietro non troverà le cose cambiate una volta fuori dalla città.

 

 

Non ci sono molte opportunità negli spazi pubblici per parlare dei cambiamenti in atto. Il film è ambientato nella cultura popolare del Paese, costantemente evocata dalla continua presenza della musica reggaeton o dal ricorso a personaggi stereotipati. Il film non affronta con profondità i problemi della società, malgrado vi siano molti accenni – povertà, corruzione, eredità coloniale. La mancanza di elementi di discussione porta a una conclusione abbastanza onesta: l’eredità coloniale fissa gli aspetti più assurdi della realtà in modo cosi irrealistico finendo per trasporla in una sequenza da fumetto.

 

BEFORE THE FERRY ARRIVES è pieno di battute con il chiaro obiettivo di prendere in giro il pubblico dei paesi post-comunisti. I numerosi intrecci e le trame secondarie inserite in un contesto di comicità creano un certo caos che contribuisce ad originare una certa inquietudine sul futuro. Eppure, è chiaro che, anche con tutto il caos presente, il senso dell’umorismo resta lo strumento più efficace per affrontare quello che il Paese deve ancora scoprire.

 

di Yulia Kuzischina