Ad uno spettatore esterno Manila sembra una città piena di contrasti fastidiosi. È il centro di un agglomerate densamente popolato, con quartieri di banche e di attività commerciali, di esche per turisti, multinazionali, e, ironicamente, anche centri di content moderation di Facebook. Tutto questo fortemente condito con ciò che resta del colonialism spagnolo, con le origini americane e giapponesi, il terribile corso politico di Rodrigo Duterte, un enorme quantità di pornografia infantile e la più grande popolazione di senza tetto al mondo.Prendendo in considerazione le norme sulla censura locale non sorprende che il cinema filippino sia sempre più politicizzato SCHOOL SERVICE (in concorso, in prima internazionale al Warsaw Film Festival) del regista Luisito Lagdameo Ignacio e dello sceneggiatore Rona Lean Sales non entra nel terreno dell’attivismo radicale, sebbene abbia il coraggio di mettere in mostra la difficile realtà dei sobborghi di Manila.

 

Il film copre le 24 ore dopo che Maya, una bambina di otto anni, è stata rapita tornando da scuola e portata nelle periferie di Manila per trasfromarla in una mendicante. Come la bambina anche gli spettatori si trovano immersi in un mondo completamente nuovo, anche se il regista si trattiene dall’uso di immagini particolarmente scioccanti o esplicite. Quello che diventa il tratto dominante del film è la prospettiva di un bambino che perde progressivamente la sua innocenza.

 

Il personaggio centrale, una bambina che sembra proveniere da un ambiente sano, entra nelle strade polverose della città con un atteggiamento tanto ribelle quanto inutile. Fuggire non ha nulla a che fare con la forza che si impiega per riuscirci: è semplicemente impossibile. I tentativi di Maya di fuggire lasciano spazio ad aspettative ottimistiche, giocando con le convenzini dei film per bambini, ma man mano che la storia entra nel vivo, l’angoscia prende il sopravvento. Sarebbe facile dare la colpa ai rapitori, ma il film getta una luce nel complesso universo dove gli oppressori sono essi stessi oppressi e vittime di complicate situazioni sociali. In assenza di decisioni giuste da prendere, la violenza diventa l’unica via d’uscita e i mendicanti bambini capiscono presto che deveno seguire la stessa strada per sopravvivere.

 

 

C’è un episodio in cui un sogno scandaloso costruito intorno al desiderio di cose che sarebbero normali si trasforma in una sequenza animata, che rispecchia il titolo di apertura e la loro idea  di famiglia, a colori pastello e idealizzata; una immagine impossibile da inseguire e da cui è impossibile sfuggire. Nel frattempo, il focus del film si sposta da Maya e dagli altri bambini e alla fine l’oscura Manila viene fuori come un personaggio anch’esso minaccioso. Il film utilizza uno stile visivo moderno e anche se lo story-telling è incentrato sui bambini, è un chiaro tentativo di fermare lo sguardo sulla povertà, la prostituzione e lo stigma sociale.

 

SCHOOL SERVICE è un’opera inseparabile dal contesto che ha ispirato la sua creazione. Mentre non sembra una chiamata alle armi, il film vuole chiaramente fare presa sul pubblico e stimolarlo a discuterne apertamente. Il film è prodotto per il pubblico nazionale ma darà anche una conoscenza emozionante delle questioni sociali del Paese.

 

di Yulia Kuzischina