6-11 novembre FILM FESTIVAL COTTBUS

 

Fondato all’indomani della riunificazione tedesca, il Film Festival Cottbus si è ben presto affermato come il più importante festival dell’Europa centro-orientale, vero e proprio crocevia della industria cinematografica delle due Europe.

 

La 28 esima edizione del Film Festival Cottbus si apre il 6 novembre con un programma ricco di qualità, articolato in molte sezioni tematiche di grande interesse cinematografico, preziosissime occasioni di conoscenza e di approfondimento delle più attuali sfide geopolitiche e sociali del nostro continente. Oltre alle tre competizioni – International, Short e Under18, la sezione Spectrum, sulle ultime tendenze cinematografiche, uno Spotlight dedicato al cinema della Georgia, Specials, Orizzonti polacchi Hits, ovvero film dell’Europa centro orientale acclamati dall’audience internazionale.

 

 

GeoMovies’ Highlights

 

In Concorso

AYKA di Sergey Dvortsevoy – La storia di una donna Ayka, una immigrata clandestina del Kirghizistan di 25 anni. Vive a Mosca, sopravvivendo a mala pena. In un ospedale della periferia ha appena dato alla luce un bambino. Svegliata nel cuore della notte per allattarlo, decide di fuggire vagando per le strade della città, alla ricerca di soldi, di una via d’uscita dagli strozzini, suoi connazionali, che la braccano. Uno spaccato di crudeltà, disumanità, miseria. Un simbolo di tutti i reietti, gli abbandonati, gli sconfitti.

REJECTED di Zhanna Issabayeva – Il Kazakistan post sovietico dominato da corruzione, faccendieri senza scrupolo e brutale patriarcato. A scuola i bambini disegnano l’albero della famiglia. Per il piccolo Timus l’albero è: la mamma ed io. Aiganym, sua madre, studiava in città quando un uomo l’ha sedotta e abbandonata. Per la sua famiglia è una poco di buono. Respinti, lei e il piccolo Timur, fuori dal recinto del giardino di casa, attendono il perdono. Che non arriverà. Trattata brutalmente dalla madre e dal fratello, maltrattata e percossa davanti agli occhi di suo figlio. Ammutolito, forse per sempre.

THE DELEGATION di Bujar Alimani – Nel 1990, il partito comunista albanese cerca di ripulirsi l’immagine salvando il socialismo nel nuovo contesto geopolitico post impero sovietico. Una delegazione europea arriva a Tirana per valutare i progressi in atto sul cammino della democratizzazione del Paese. Il capo della missione vuole incontrare un vecchio compagno di studi, ancora in carcere dopo quindici anni per reati politici. Senza spiegazione alcuna, Leo viene prelevato dalla cella e caricato su una jeep. Con lui un politico di alto rango, una guardia carceraria e un ex aguzzino del regime. Tre personaggi che guardano con occhi diversi all’Albania del passato e del futuro.

THE LOAD di Ognjen Glavonić – Non si scopre subito, ma il carico che Vlada deve trasportare dal Kosovo alla Serbia contiene cadaveri. Non è l’unico trasporto di questa natura nel 1999, anno in cui la NATO bombarda la Serbia di Slobodan Milošević. I corpi degli kosovari albanesi massacrati dalle milizie serbe dovevano sparire dal Kosovo. Erano corpo del reato di crimine di guerra.

VIA CARPATIA di Klara Kochańska e Kasper Bajon – La vita di Piotrs, designer di arredi e in crisi coniugale, subisce una scossa improvvisa. La madre gli affida 10.000 euro per un incarico: tirare fuori suo padre, siriano, da un campo profughi lungo il confine greco-macedone e portarlo clandestinamente in Polonia. Piotr non ha mai incontrato suo padre e sembra non esserne nemmeno interessato. Uno sguardo amaro e ironico su una Europa che, incapace di affrontare la crisi dei rifugiati, ha smarrito ogni forma di empatia per il prossimo.

 

Spectrum 

ETERNAL LIFE di Alexey Telnov – Nel Donetsk ci sono combattenti e presto ci sarà anche l’arruolamento obbligatorio. Da quale parte questi ragazzi combatteranno non è chiaro. Vivono nella cosiddetta Donezkaya Narodnaya Respublika (DNR), ma sulle buste della posta internazionale c’è scritto ancora Ucraina. Un documentario russo sulle notizie della guerra raccontate alla radio, alla televisione, perfino nei video giochi. Al teatro dell’opera come al deposito degli autobus, tra le rovine degli edifici o in un giardino, la guerra nella “Novorossiya” sembra particolarmente insensata.

NEVER LEAVE ME di Aida Begić – Vengono dalla Siria, hanno perso i loro genitori. Bambini vittime di una guerra a loro incomprensibile. Tre giovani rifugiati siriani Isa, Ahmad e Muataz, finiti in un orfanotrofio in Turchia, nella antica città multietnica di Sanliurfa.  Muataz sogna di diventare un divo della televisione, Ahmad è ossessionato dalla figura del padre, un militare al fronte. Isa convincerà i giovani ragazzi a lasciare la scuola e a darsi alla strada.

PALE VOLKS di Vladimir Todorović – In una grande discarica di rottami nella Vojvodina molti zingari cercano materiale da rivendere. Un paio di loro rubano un monumento antifascista dei tempi della Jugoslavia. Il “monumento al fiume”, in ricordo dei circa mille persone morte affogate nel ghiaccio durante la Seconda guerra mondiale. Nella Jugoslavia di Tito le vittime diventavano martiri, la memoria era ragion di Stato; per loro, i ladri di oggi, il monumento non ha nessun valore storico, artistico o tanto meno nostalgico. Quello che conta è che dal suo metallo si possono ricavare fino a sei euro al chilogrammo.

THE ETERNAL ROAD di Antti-Jussi Annila – Basato su fatti reali, il film è ambientato nel 1931, mentre in una parte del mondo divampava la crisi economica, l’Unione Sovietica insediava i finlandesi che dagli Stati Uniti tornavano in Europa nella regione sovietica della Carelia. Nella attesa di una vita migliore, alcuni di loro collaborano alla costruzione del comunismo. I sovietici apparentemente lo tolleravano: la bandiera degli Stati Uniti sventolava accanto a quella sovietica e la domenica si poteva andare a mesa. Dietro le quinte una spia al servizio dei russi, Jussi Ketola, un uomo della ex destra estremista costretto al ruolo di talpa dalla NKWD.

 

Close up Ucraina 

CHERVONIY di Zaza Buadze – Nel 1947, il combattente per l’indipendenza della Ucraina, Danylo Chervoniy, viene nuovamente internato in un campo sovietico per lavori forzati. Il primo di una serie di episodi tratti dall’omonimo libro di Andrey Kokotiukha. Il film come il libro si ispira ad episodi storici, ancora controversi, sulla resistenza armata ucraina. Durante la Seconda guerra mondiale l’esercito ucraino collaborò con la Germania nazista nei massacri degli ebrei e dei polacchi. La contropartita avrebbe dovuto essere il sostengo alla loro causa nazionalista. Un film denuncia sui crimini e i falsi miti del nazionalismo ucraino.

CYBORGS: HEROES NEVER DIE di Akhtem Seitablaev – La narrazione racconta di una resistenza eroica dei soldati ucraini nella difesa dell’aeroporto di Donetsk. Il film è ambientato nelle due settimane centrali del settembre 2014. Volontari ucraini hanno rafforzato la difesa dell’aeroporto completamente distrutto. Quattro mesi dopo gli scontri la situazione resta senza via d’uscita. Combattono per difendere la loro patria e per cameratismo. Ma anche per una società migliore contro le élite corrotte del Paese.

 

Specials 

D IS FOR DIVISION di Dāvis Sīmanis – Una toccante e acuta riflessione su patriottismo ed esilio lungo il confine tra Russia e Lettonia. Il regista si imbatte in un patriota lettone, che a seguito di un atto di protesta deve emigrare proprio in Russia, riprende una stazione di confine con l’Unione europea, una processione religiosa, una gruppo di studenti di cinematografia alle prese con la realizzazione di un thriller su una invasione islamica. Il punto di partenza del “confine insicuro” è l’immagine di qualcosa di molto reale: la foto di una donna che nel 1940 fu uccisa durante l’invasione sovietica.

 

Orizzonti polacchi

BORDERLAND di Rafał Bryll – Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, durante il cosiddetto processo di “insediamento a Ovest”, milioni di persone furono deportate dalla Polonia orientale e insediate a ovest, dove prima vivevano i tedeschi. I deportati dovettero non solo affrontare il trauma dei trasferimenti forzati, ma ricostruire una nuova vita in territori a loro sconosciuti. Di questa drammatica esperienza che colpì cosi tante persone non si parlò mai durante gli anni del socialismo.