Trentunesima edizione dell’ IDFA – International Documentary FilmFestival di Amsterdam. Il più importante festival internazionale dedicato al cinema documentario. Dal 14 al 25 novembre, oltre trecento documentari da ogni angolo del mondo e per ogni genere.

 

Nove sezioni competitive più altri cinque premi tra cui l’Human Rights Award che la città di Amsterdam conferisce al documentario che meglio rappresenta il tema dei diritti umani.

 

In Concorso

HUNGARY 2018 di Eszter Hajdú – 28 anni dopo la caduta del comunismo, alla vigilia delle elezioni presidenziali, l’Ungheria si avvia verso altri quattro anni di politica populista e spregiudicata. Viktor Orbàn resterà al potere battendo Ferenc Gyurcsány, ex Primo ministro, alla guida del partito europeista di centro sinistra. Il documentario segue le due campagne elettorali, in particolare quella di Gyurcsány, nella sua titanica impresa di mantenere il Paese ancorato all’Europa e ai suo cardini liberali.

 

Me – Documentari autobiografici di registi emergenti e talenti affermati.

HAPPY BIRTHADAY, MR. MOGRABI di Avi Mograbi – Il regista Avi Mograbi è stato chiamato per fare un film sulle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dello Stato di Israele. Il caso ha voluto che il produttore sia palestinese. E ancora il caso fa si che la data celebrata dagli ebrei israeliani e commemorata dai palestinesi come il Giorno della Catastrofe coincida con il compleanno di Avi Mograbi. Happy Birthday ci riporta due realtà diverse e in contrasto fra loro, tre storie differenti, il ritratto tagliante e sarcastico di una intera nazione.

THE MISSING PICTURE di Rithy Panh – Un altro lavoro autobiografico di Rithy Pahn sullo sfondo della Cambogia dei Khmer Rossi. I suoi ricordi di adolescente, quando lui e la sua famiglia furono cacciati dalla capitale e deportati in uno dei tanti working camps. Un destino atroce, comune a migliaia di cambogiani colpevoli di avere origini cittadine o lavori da intellettuali. La folle utopia khmer li avrebbe trasformati in uomini nuovi, destinati a morire di stenti in immensi campi di riso. Nel giro di quattro anni, tutta la famiglia di Rithy Panh morì. La storia è raccontata in chiave di animazione, con figura d’argilla che nelle intenzioni del regista sostituiscono simbolicamente le immagini di tutti coloro che mancano dagli archivi.

 

Frontlight – Storie poco raccontate dai media in prima visione.
BELLINGCAT – TRUTH IN A POST TRUTH WORLD di Hans Pool – Dove sta la verità? Dove la possiamo cercare? Questi e altri interrogativi del nostro tempo in un documentario al seguito di un gruppo di giornalisti investigativi che grazie alle loro abilità informatiche, sofisticate tecniche di analisi di video e audio conducono il loro fact-checking, ricerche approfondite contro-fattuali in un momento storico in cui gli stessi governi sono spesso sotto accusa per la creazione e diffusione di fake news.
CAUSE OF DEATH di Ramy A. Katz – Il 5 marzo 2002 un terrorista armato apre il fuoco contro i clienti di un ristorante a Tel Aviv. Salim Barakat, un poliziotto della comunità drusa muore ucciso dall’attentatore. Ogni anno la sua famiglia e i suoi colleghi commemorano la sua vita e la sua morte eroica. Nella mente del fratello, Jamal, si insinua il sospetto che le cose forse sono andate diversamente. Inizia ad indagare, ascolta testimoni, perfino il medico legale. La ricerca della verità, l’ostinato tentativo di arrivare ai fatti, le scomode scoperte sulla posizione della sua comunità religiosa.
THE CORPORATE COUP D’ÉTAT di Fred Peabody – La democrazia americana protegge sempre meno i suoi cittadini, soprattutto i più vulnerabili. The Corporate Coup d’État è un viaggio nel Midwest, nella Rust Belt americana, dove il declino dell’industria dell’acciaio ha messo in ginocchio molte aree urbane fornendo terreno fertile al messaggio anti-establishment di Donald Trump.

EVERYTHING MUST FALL di Rehad Desai – La protesta degli studenti universitari in Sud Africa contro l’aumento delle tasse, contro un diritto all’istruzione sempre più ad appannaggio di pochi, mentre aumenta la povertà tra la popolazione di colore, le disuguaglianze di genere e di razza.

THE PATRIOT di Katja Fedulova – Vasily Vlasov, all’età di 21 anni è diventato il più giovane parlamentare della Duma. È sostenuto dall’ultra-nazionalista Vladimir Zhirinovsky. Il suo partito, il Partito Democratico-liberale di Russia, con chiare tendenze filo-fasciste, ha molto seguito tra i giovani. Molto ancorato al passato, alle tradizioni più retrive della società russa, in particolare nei confronti delle donne, Vasily ci introduce alla macchina elettorale per le presidenziali 2018. Pericolosi meccanismi di proselitismo politico, forme maniacali di controllo. Un clima politico che rimanda al passato, alla costruzione del consenso e all’esercizio della coercizione praticata negli anni Trenta.
THE TRIAL OF RATKO MLADIC di Henry Singer e Rob Miller – Non è passato molto da quando l’Europa ha guardato scioccata alle immagini delle fosse comuni nella ex Jugoslavia. La guerra in Bosnia è costata qualcosa come centomila morti. Nel 2012, a venti anni di distanza, il Tribunale internazionale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia ha condannato il generale serbo Ratko Mladić per il genocidio di Srebrenica. Il documentario di Henry Singer e Rob Miller guarda ad entrambe le parti in causa: quella dei familiari delle vittime, dei testimoni, del Pubblico ministero, e quella di Mladic attraverso interviste ai suoi avvocati, ai suoi sostenitori, ai membri della sua famiglia che lo considera un eroe. Oltre e sopra di loro, un interrogativo dirimente: è possibile che un processo possa fare giustizia e di che giustizia si tratta se l’accusato non riconosce il verdetto?
RAILWAY MEN di Erige Sehiri – Un Paese, la sua rivoluzione, la sua società delusa. Le ferrovie dello Stato sono la più antica e la più redditizia società pubblica della Tunisia. Cinque dei suoi dipendenti ne rivelano un lato oscuro. I lavoratori continuano i loro turni massacranti, la sicurezza dei passeggeri è alto rischio, gli incidenti si susseguono, i ritardi sono la norma. Il ritratto di un Paese all’indomani della Rivoluzione dei gelsomini,  che non ha cambiato nulla, o quasi, nemmeno sulla famigerata linea ferroviaria.
POLICE KILLING di Natasha Neri Lula Carvalho – Alla periferia di Rio de Janeiro una macchina trivellata di pallottole. Non è una “bravata” delle gang giovanili. È della polizia di Stato che ha sparato contro adolescenti disarmati. Due versioni in contrasto fra loro, quella delle famiglie delle vittime e quella delle famiglie dei poliziotti. Le immagini, forti e scioccanti, ci restituiscono ragazzini sanguinanti che chiedono aiuto, un poliziotto che arma la mano di uno di loro mentre sta per morire. Nei processi molto spesso queste verità manipolate hanno successo. Legittima difesa, ordini superiori, politica di Stato. In Brasile, negli ultimi 20 anni più di 16 mila persone sono state uccise durante operazioni di polizia.
ALEPPO: THE SILENCE OF THE WAR di Amir Osanlou – La città di Aleppo è stata completamente devastata dalla guerra. Il silenzio delle rovine. Una città fantasma. Scheletri di edifici, rottami, macerie. Un documentario di sole immagini accompagnate dal rumore del vento.

 

Masters

AMERICAN DHARMA di Errol Morris – Il ritratto di Steve Bannon, il capo stratega e coordinatore della campagna elettorale di Donald Trump. Sorprendentemente estromesso da ogni incarico, Steve Bannon si presenta oggi come il nuovo guru della destra populista e nazionalista europea. “Ho paura di gente come voi”, gli dirà Errol Morris che ha definito il suo lavoro come “un film dell’orrore” con un protagonista troppo pericoloso da ignorare.

MEETING GORBACHEV di Werner Herzog e André Singer – Sei mesi di interviste con il padre della perestroika. Oggi Gorbachev ha 87 anni e parla come un uomo che non ha più nulla da perdere. Più amato e rispettato all’estero che in Russia, l’ex Segretario del PCUS ricostruisce la sua ascesa nel partito comunista fino ai negoziati sul nucleare con l’America di Ronald Reagan.

PUTIN’S WITNESSES di Vitaly Mansky – «Lo Stato è come un giardino, affinché ci cresca qualcosa di buono, l’erba deve essere estirpata», aveva detto il marito di una vecchia insegnante di scuola di Putin. «Lo faremo», aveva risposto il futuro presidente lasciando l’abitazione dell’insegnante che era andato a trovare per le riprese di un film di propaganda. La realizzazione del film era di Vitaly Mansky, all’epoca responsabile della produzione di documentari per la televisione nazionale. Costruito su testimonianze uniche, il documentario ha come protagonisti, tra gli altri, Mikhail Gorbachev e Boris Yeltsin.

 

Best of Fests – Documentari premiati e acclamati dal pubblico dei principali festival internazionali.

ANNI di Rikun Zhu – Zhang Lin un attivista politico da sempre impegnato nella lotta per la democrazia in Cina è sotto la sorveglianza delle autorità. Quando si trasferisce in un’altra città senza aver ottenuto un permesso ufficiale viene colpito nell’affetto più caro. La figlia, la piccola Anni,non è ammessa a scuola. Davanti alla scuola monta una protesta organizzata su Weibo, la piattaforma social più utilizzata in Cina.

CHAOS di Sara Fattahi – Ancora Siria, ancora guerra. Chaos è la storia di tre donne siriane. Delle cicatrici dell’anima di tre sopravvissute. Una vive a Damasco, trascorre le sue giornate in silenzio, in lutto per la morte del giovane figlio. Un’altra è riuscita a fuggire, ora vive in Svezia dove la pittura è la sua terapia post-trauma. La terza donna è la regista stessa, Sara Fattahi. Primi piani, zoomate su tratti dei loro volti, sulle loro intimità di dolore e annientamento.

LA STRADA DEI SAMOUNI di Stefano Savona – Nel 2009 Israele con l’operazione Piombo Fuso uccide oltre duemila palestinesi. Tra le vittime del massacro la famiglia Samouni, una famiglia di agricoltori che vivevano lontano dalla città, in un quartiere che aveva sempre rifiutato di “prendere partito” per Hamas o per Al Fatah. Amal, Fouad, i loro fratelli e i loro cugini hanno perso i genitori, le case e gli alberi di ulivo. È passato un anno da quando hanno sepolto i loro morti. Il quartiere è in ricostruzione ma la loro vita è cambiata per sempre. Il film è basato su interviste, memorie dei sopravvissuti e girato sul posto dell’ambientazione.

FREEDOM FIELDS di Naziha Arebi – Nel clima delle Primavere arabe la squadra femminile di calcio libica sogna il primo torneo internazionale, confrontandosi con l’opposizione e i pregiudizi di ampie fasce della società sono difficili da superare. Freedom Fields riprende la vita e le scelte di tre di queste giovani calciatrici in lotta per l’affermazione di se stesse tra delusioni ed entusiasmi in un Paese che scivola in una guerra civile dagli esiti ancora imprevedibili.

A THOUSAND GIRLS LIKE ME di Sahra Mani – Dal 2009 in Afghanistan la violenza sessuale contro le donne è punita penalmente. Sono poche tuttavia le donne che hanno il coraggio di denunciarla. Khatera, una giovane ventenne, è una di queste. Suo padre ha abusato di lei durante tutta la sua vita di bambina e di adolescente, causandole diverse gravidanze. Da quella violenza è nata una bambina. Khatera ha raccontatola sua storia in un programma televisivo, dove si è presentata di nuovo incinta. Il figlio che porta in grembo è di suo padre.

WHEN WAR COMES di Jan Gebert – Peter Švrček viene da una famiglia di media borghesia, studia e ha una fidanzata. Una vita normale se non fosse per il futuro del suo Paese, la Slovacchia, che teme troppo esposta al pericolo dell’immigrazione e al conseguente rischio di una guerra civile.  Peter pensa che ci sarà una guerra civile e vuole essere pronto a combatterla. Con una dozzina di coetanei mette su un gruppo paramilitare, progetta di entrare in politica per proteggere la Slovacchia dagli stranieri. Il governo, a conoscenza della loro esistenza, delle loro idee, del loro estremismo razzista, li lascia fare.

 

Program Pathways- Backastage Politcs: Incontri ravvicinati con uomini che fanno la Politica

CITIZEN HAVEL di Miroslav Janek Pavel Koutecky – Dopo la caduta del comunismo, nel  1993 Václav Havel  diventa il primo presidente democraticamente eletto della Repubblica ceca. I registi seguono Havel nei dieci anni di presidenza, nelle sue attività pubbliche e nei momenti da cittadino privato. Un ritratto dell’uomo e dello statista, della sua levatura morale e intellettuale.

 

Paradocs – Tra arte e cinema.

EXTINCTION di Salomé Lamas – La Transnistria è un microstato sul confine orientale della Moldavia. Il Paese ha dichiarato l’indipendenza nel 1990, all’indomani del collasso dell’Unione Sovietica, ma è stato riconosciuto da soli tre Stati, a loro volta non riconosciuti come tali dalla comunità internazionale. Kolja, nazionalista convinto, filorusso con passaporto moldavo, è uno dei cittadini della Transnistria che vive in un limbo politico, a cavallo tra un passato comunista mantenuto in vita e un presente fragile esposto ai venti geopolitici che soffiano dalla Russia.

 

Luminous – Storie di singoli che sono la Storia di tutti. 

FREEDOM IS A BIG WORD di Guillermo Rocamora – Dopo 13 anni nel centro di detenzione di Guantánamo, Mohammad, un palestinese di 38 anni, viene rilasciato. È stato torturato, umiliato, ridotto alla fame. Ha due anni di sostegno economico per cominciare una nuova vita in Uruguay, due anni di tempo per trovare un lavoro e rendersi autonomo. Mohammad studia lo spagnolo, prende la patente, si sposa, ha un figlio. Ma un lavoro non lo trova. Chi prende un ex prigioniero di Guantanamo?